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GERMANY 2006
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GERMANIA 2006 ... giorno dopo giorno,
quando UN SOGNO diventa REALTA'

della Redazione ALENAPOLI.Com

Logo Ufficiale F.I.G.C. 2006

NOME: Federazione Italiana Giuoco Calcio
INDIRIZZO: Via Gregorio Allegri, 14 - Roma TELEFONO: +39-06-84911
SITO INTERNET: www.figc.it PRESIDENTE: Guido Rossi (commissario)
COLORI: Maglia azzurra, calzoncini bianchi, calzettoni azzurri
COLORI DI RISERVA: Maglia Bianca, calzoncini bianchi, calzettoni bianchi

Palmares:

MONDIALI 3 vittorie 1934, 1938, 1982 EUROPEI 1 vittoria 1968
OLIMPIADI 1 vittoria 1936 a Berlino

 

Partecipazione

 LA COPPA del MONDO, realizzata da un italiano

Mondiali

Uruguay 1930 Non parteciperà, declinando l'invito a causa delle pesanti spese di trasporto e dello strenuante viaggio
Italia 1934 Campione del Mondo Roma, 10 giugno con la Cecoslovacchia 2-1
Francia 1938 Campione del Mondo Parigi, 19 giugno con la Ungheria 4-2
Brasile 1950 Eliminata nella Prima Fase
Svizzera 1954 Eliminata nella Prima Fase
Svezia 1958 Non qualificata
Cile 1962 Eliminata nella Prima Fase
Inghilterra 1966 Eliminata nella Prima Fase
Messico 1970
2° posto all'Atzeca con il Brasile 1-4
Germania 1974 Eliminata nella Prima Fase
Argentina 1978 4° posto
Spagna 1982 Campione del Mondo Madrid, 11 luglio con la Germania 3-1
Messico 1986 Eliminata negli ottavi di finale
Italia 1990
3° posto in Italia a Bari, 7 luglio con Inghilterra 2-1
U.S.A. 1994
2° posto a Los Angeles con il Brasile 2-3 ai rigori
Francia 1998 Eliminata nei quarti di finale dalla Francia 3-4 ai rigori
Corea-Giappone 2002 Eliminata negli ottavi di finale dalla Korea Sud 1-2 Arbitro: Moreno
Germania 2006 Campione del Mondo Berlino, 9 luglio con la Francia 6-4

Storia

 

La nazionale azzurra nasce nei primi mesi del 1898, quando il calcio era ancora uno sport in via di sviluppo e ha il suo esordio il 15 maggio 1910 in una partita contro la Francia a Budapest, e con una vittoria schiacciante.

Lo spirito dei giocatori che componevano la nazionale, era quello di aiutarsi reciprocamente; un trio che diventò famoso fu quello Combi-Rosetta-Caligaris proprio per il loro esempio lampante di aiuto reciproco e amicizia dimostrato in campo nei confronti dei compagni. Non ha partecipato al Mondiale del 1930, per non affrontare il viaggio in nave verso l'Uruguay, e ha saltato anche il Mondiale del 1958, questa volta per aver fallito la qualificazione (eliminata dall'Irlanda del Nord). La nazionale ottiene le prime vittorie importanti nel 1934 e nel 1938, quando conquista due Mondiali consecutivi, e nel 1936, quando trionfa alle olimpiadi. In quel periodo spicca il talento di Giuseppe Meazza.

La tragedia del grande Torino distrugge tutti i sogni dei tifosi e le speranze della Nazionale, infatti gli anni 50 non sono gloriosi per la nazionale azzurra che nei Mondiali del 1950 non riesce a qualificarsi al girone finale, a Svizzera 1954 non riesce ad andare oltre la fase a gironi e nei Mondiali del 1958 non riesce neanche a qualificarsi.

L'Italia vince poi l'Europeo 1968, facendo un po' dimenticare l'eliminazione dai Mondiali del 1966 ad opera della Corea del Nord. Nonostante questi episodi non molto incoraggianti, il calcio in Italia completò il suo sviluppo e la sua espansione.

Gli anni 70 sono un periodo di alti e bassi. Nei mondiali del 1970 viene sconfitta in finale dal Brasile di Pelè, dopo aver superato la Germania Ovest per 4-3 in una semifinale storica. Questa partita è stata votata "partita del secolo". Nei mondiali del 1974 non supera la fase a gironi, mentre ai mondiali argentini del 1978 ottiene il quarto posto, dopo aver superato i padroni di casa nei gironi preliminari.

Negli anni anni 80 il trionfo di Spagna '82 rappresenta il risultato più significativo della squadra azzurra. Campione simbolo di questa vittoria è "Pablito" Rossi.

Negli anni anni 90 inizia un periodo in cui il calcio italiano domina in campo europeo. La nazionale è solo terza a Italia '90 e perde ai rigori la finale dei mondiali del 1994.

Anche nel Mondiale del 1998 perde ai rigori contro la Francia. Ai campionati europei del 2000, in Belgio e Olanda, arriva in finale sfiorando la vittoria contro la Francia. Un gol di Sylvain Wiltord a tempo ormai scaduto condanna gli azzurri ai tempi supplementari, dove vengono sconfitti dal golden gol di David Trezeguet. Anche i Mondiali del 2002 sono una delusione per la nazionale italiana, che, superato il primo turno a fatica a spese della Croazia e dell'Ecuador, negli ottavi di finale viene eliminata dai padroni di casa della Corea del Sud. A condannare gli azzurri all'eliminazione, ancora una volta al golden gol, sono un arbitraggio alquanto discutibile da parte dell'ecuadoregno Byron Moreno e alcune scelte tattiche sbagliate da parte dell'allenatore Giovanni Trapattoni. L'ultimo appuntamento internazionale, gli Europei del 2004, ha il sapore della beffa per l'Italia. Inserita nel giorne con Danimarca, Bulgaria e Svezia, esce al primo turno senza mai aver perso una partita a causa della peggior classifica avulsa nei confronti delle due squadre scandinave, qualificatesi ai quarti di finale. Nonostante il successo per 2-1 nell'ultima gara contro la Bulgaria gli uomini di Giovanni Trapattoni vengono eliminati a causa del pareggio per 2-2 tra Danimarca e Svezia, risultato sulla cui regolarità esiste più di un sospetto e che qualifica entrambe le squadre.

Attualmente la nazionale di calcio è affidata alla guida tecnica di Marcello Lippi, con il quale ha centrato la qualificazione ai Mondiali 2006. Il 15 Maggio 2006 è stata diramata la lista dei 23 convocati per Germania 2006. Ecco il dettaglio:

Convocati

IL PALLONE MONDIALE di GERMANY 2006

 

Riserve

Sono inoltre stati convocati come riserve:

L'Italia ha vinto anche 5 Europei Under 21 (1992, 1994, 1996, 2000, 2004).

I primi tre club per numero di giocatori forniti alle tre nazionali maggiori (nazionale A, nazionale B o under 23, nazionale under 21 o giovanile) sono Juventus, Inter e Milan.

Classifica Presenze

 

Classifica Marcatori

Aggiornata al
1 marzo 2006

 

Lista Commissari Tecnici

 
  • Umberto Meazza/Agostino Recalcati/Alberto Crivelli/Gianni Camperio/Achille Gama (1910-1911)
  • Umberto Meazza/Gianni Camperio/Livio/Beni (1911)
  • Armano/Goodley/Pasteur/Franz Calì/Servetto/Megard/Gianni Camperio/Umberto Meazza (1912)
  • Vittorio Pozzo (1912)
  • Goodley/Umberto Meazza/Ferraris/Armano/Faroppa/Baruffini/Pedroni (1912-1913)
  • Umberto Meazza/Pasteur/Rietman/Resegotti/Franz Calì/Pedroni/Armano (1914)
  • Scamoni/Laugeri/Armano/Pasteur/Franz Calì/Rietman/Resegotti (1915)
  • Mauro/Pasteur/Hess/Varisco/Varetto/Terzuolo/Resegotti (1920)
  • Mauro/Pasteur/Terzuolo/Varisco/Giuseppe Milano (1920)
  • Franz Calì/Rietman/Bianchi/Minoli/Giuseppe Milano (1920)
  • Umberto Meazza/Minoli/Giuseppe Milano/Franz Calì/Bertazzoni (1920)
  • Mauro/Franz Calì/Umberto Meazza/Vittorio Pozzo/Giuseppe Milano/Campi (1921)
  • Umberto Meazza/Giuseppe Milano/Terzuolo (1921)
  • Resegotti/Agostini/Galletti/Antonio Cevenini (1921)
  • Resegotti/Agostini/Galletti/Umberto Meazza/Marengo (1922)
  • Umberto Meazza/Galletti/Augusto Rangone (1922-1923)
  • Umberto Meazza/Augusto Rangone/Galletti/Argento/Agostini (1924)
  • Vittorio Pozzo (1924)
  • Augusto Rangone/Giuseppe Milano/Baccani (1924-1925)
  • Augusto Rangone (1925-1928)
  • Carlo Carcano (1928-1929)
  • Vittorio Pozzo (1929-1948)
  • Novo/Bardelli/Copernico/Biancone (1949-1950)
  • Beretta/Busini/Giampiero Combi (1951)
  • Beretta/Giuseppe Meazza (1952-1953)
  • Czeizler/Angelo Schiavio/Silvio Piola (1953-1954)
  • Marmo/Pasquale/Tentorio/Angelo Schiavio/Alfredo Foni (1954-1956)
  • Alfredo Foni/Pasquale/Angelo Schiavio/Tentorio/Marmo/Biancone (1957-1958)
  • Mocchetti/Biancone/Viani (1958)
  • Ferrari/Mocchetti/Biancone (1958-1959)
  • Giuseppe Viani (1960)
  • Giovanni Ferrari (1960-1961)
  • Ferrari/Mazza (1962)
  • Edmondo Fabbri (1962-1966)
  • Helenio Herrera/Ferruccio Valcareggi (1966-1967)
  • Ferruccio Valcareggi (1967-1974)
  • Fulvio Bernardini (1974-1975)
  • Enzo Bearzot (1975-1986)
  • Azeglio Vicini (1986-1991)
  • Arrigo Sacchi (1991-1996)
  • Cesare Maldini (1997-1998)
  • Dino Zoff (1998-2000)
  • Giovanni Trapattoni (2000-2004)
  • Marcello Lippi (2004-)

Staff 2006


Presidente F.I.G.C. :

Commissario Tecnico :

Vice Allenatori :

Capo Delegazione:

Dirigente Accompagnatore :

Segretario:

Osservatori :

Medici :

Aforismi di Lippi

«Con il passare degli anni si cresce, si matura, si migliora e ci si accorge anche di aver sbagliato. Tanti errori li ho fatti. Me ne rendevo perfettamente conto. Poi si cambia.»
ITALIA- Rep.CECA: 2-0 - Lippi saluta Nedved, mentre Ferrario si congratula con Gattuso

MARCELLO LIPPI e la sua BIOGRAFIA

Marcello LIPPI allenatore della Nazionale Azzurra 2006 Nato a Viareggio il 12 aprile 1948 Marcello Lippi rappresenta al meglio la tipologia dell'allenatore-manager, il capofila moderno di quella razza di allenatori che non sanno stare solamente sul prato dei campi da calcio ma sanno anche districarsi al meglio di fronte a telecamere o consigli di squadra, grazie anche a doti di cultura e signorilità che si lasciano alle spalle la vecchia immagine dell'allenatore uso solamente alle panchine.

Sposato e con due figli, da giocatore viene ricordato soprattutto come un buon libero della Sampdoria. Proprio con le giovanili del club blucerchiato, comincia la sua faticosa carriera di allenatore, passata in gran parte fra i vari club minori d'Italia. Poi, nella stagione 1992-93, si segnala un buon campionato con l'Atalanta, quindi il sesto posto a Napoli ancora oggi ricordato fra gli enciclopedici tifosi partenopei.
Qual è, però, l'anno fondamentale nella carriera di Lippi? Decisamente il 1994 quando, dopo una così lunga gavetta, passata a viaggiare fra i vari campi da calcio disseminati sul suolo italico, approda finalmente alla panchina della Juventus. Una squadra che, a dire il vero, gli ha subito portato fortuna. L'avvio, infatti, è favoloso: non solo la sua guida viene battezzata da uno scudetto vinto seduta stante quell'anno stesso, ma nelle successive cinque stagioni, il "miracolo" (si fa per dire, considerando che Lippi si trova alle prese con una squadra blasonata come la Juve), si ripete per altre due volte. Una media da fare invidia a chiunque.
A questo, poi, si devono aggiungere una Champions League (per alcuni tifosi un riconoscimento ancora più importante dello stesso scudetto), una Supercoppa europea, l'Intercontinentale, una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. Come si suol dire: tanto di cappello. Certo, dare tutto il merito a Lippi non sarebbe fare giustizia al quadro complessivo del momento. Quella infatti era la Juventus di fuoriclasse come, tanto per citare l'uomo-squadra di quegli anni, Gianluca Vialli.
Come tutte le cose, però, anche l'idillio di Lippi con la Signora prima o poi doveva finire. La crisi si comincia ad intravedere all'inizio della stagione 1998-99, culminata in una pesante sconfitta casalinga contro il Parma. Le critiche su di lui cominciano a fioccare e Lippi, uomo notoriamente estremamente suscettibile, decide di lasciare quella squadra che a lui deve così tanto.
Fortunatamente non resta a piedi. Ormai il suo valore è noto e sono numerosi i club che se lo contendono. Uno su tutti gli ha puntato gli occhi addosso da tempo: l'Inter di Moratti; una squadra allora in grave crisi di identità e bisognosa di una guida carismatica che ne risollevi le sorti. Purtroppo, la crisi che erode la compagine milanese ha radici molto profonde, e non basta certo un pur ottimo allenatore a risolvere, come fosse una panace, tutti i mali. Nell'Inter di allora vi erano problemi di spogliatoio, di rapporti fra giocatori e società, nonché attriti in all'interno dello stesso team dirigenziale. Tutte problematiche che si riflettevano poi in concreto sull'andamento del gioco e sui risultati.
A farne le spese, come sempre, è il Mister in questione, costretto a sempre più tese e onerose conferenze stampa. Succede dopo l'eliminazione nel preliminare di Champions League, così come dopo la prima giornata di campionato, dove i neroazzurri subiscono un'umiliante sconfitta a Reggio Calabria.
Dopo il declino, l'inesorabile esonero.
Poi ecco di nuovo la Juventus, con la quale vince lo scudetto 2001/2002 (strappandolo all'Inter nell'ultima giornata di campionato) e lo scudetto 2002/2003 (27esimo per la Juventus).
Dopo la grande delusione della nazionale agli europei di Portogallo 2004, Marcello Lippi è subentrato alla guida degli azzurri, sostituendo Giovanni Trapattoni.

IL REGOLAMENTO

Ai Mondiali partecipano 32 nazionali suddivise, nella prima fase, in 8 gironi da 4 squadre ciascuno.
Avanzano alla seconda fase, gli ottavi di finale, le prime due di ciascun girone.

Per determinare la classifica di ogni raggruppamento si tiene conto, nell’ordine, dei seguenti fattori:
1) maggior numero di punti conseguiti;
2) differenza reti;
3) maggior numero di gol segnati a parità di differenza reti;
4) maggior numero di punti negli scontri diretti;
5) differenza reti negli scontri diretti;
6) maggior numero di gol segnati a parità di differenza reti negli scontri diretti;
7) sorteggio.

A partire dagli ottavi di finale si procede con incontri unici ad eliminazione diretta fino alla finale.
In caso di parità al termine dei 90’ previsti supplementari, e tiri di rigore.

LA TATTICA
La tattica di Marcello LIPPI nei Mondiali Germania 2006

Sesta finale per gli azzurri.
L'Italia come il Brasile

LIPPI abbraccia DEL PIERO, relizzatore del secondo gol contro la Germania. ITALIA-GERMANIA: 2-0 Grosso, Del Piero

ROMA - L'Italia centra la sesta finale secca ai Mondiali ed eguaglia il Brasile al secondo posto della speciale graduatoria: nel 1950 Brasile-Uruguay fu la gara decisiva, ma inserita in un girone finale a 4. Prima resta la Germania, a quota 7 finali. L'Italia ha vinto 3 titoli, due volte (sempre dal Brasile) ha alzato bandiera bianca nel match decisivo. Con il successo di stasera l' Italia batte il suo record di punti in singola edizione di un Mondiale: 16, frutto di 5 vittorie ed 1 pareggio.
Il precedente record era stato fissato nel 1994 con bilancio di 4 successi, 2 pareggi ed 1 sconfitta (0-1 dall'Eire), pari a 14 punti.
Italia imbattuta da 24 incontri ufficiali: 15 vittorie e 9 pareggi il bilancio della nazionale di Lippi che non perde dal 9 ottobre 2004 (0-1 in Slovenia). E' la seconda serie record nella storia azzurra, dal 1910 ad oggi. L'Italia segna ai Mondiali da 10 gare di fila: ultimo stop risale al 3 luglio 1998, contro la Francia, 0-0 con successiva eliminazione ai rigori: 3-4. I gol segnati nel periodo sono stati 16.
La porta azzurra è chiusa ai Mondiali da 453': unica rete subita l'autogol di Zaccardo contro gli Stati Uniti. Buffon è dunque in corsa per battere il record assoluto di inviolabilita ai Mondiali, primato detenuto da Zenga, che rimase 517' senza subire gol ad Italia '90. Gli mancano 64' per pareggiare il conto.

Quinta rete azzurra ai Mondiali 2006 di un calciatore subentrato a partita in corso: Del Piero imita Iaquinta, Materazzi, Inzaghi e Totti. Sono 15 i gol con subentranti segnati dagli azzurri nella storia dei Mondiali.



Allo scadere dei supplementari due lampi di Grosso e Del Piero. Finisce 2-0. In precedenza due pali colpiti da Gilardino e Zambrotta
Una grande Italia conquista la finale. Germania ko dopo 120' di sofferenza
E anche questa volta il confronto entra nella storia del calcio. Buffon ancora una volta decisivo, ma stavolta ha vinto Lippi
La gioia di Grosso e Zambrotta dopo il primo Gol alla Germania.
La gioia di Grosso e Zambrotta

DORTMUND - L'Italia è in finale. Gli azzurri battono la Germania 2-0 dopo i tempi supplementari e conquistano l'accesso al capitolo conclusivo del Mondiale 2006 che si giocherà domenica sera a Berlino. La Germania, padrona di casa, viene eliminata dal gruppo Lippi al termine di una partita tiratissima ed emozionante. La svolta al 12esimo del secondo tempo supplementare con la rete di Grosso e con il raddoppio di Del Piero un minuto dopo. E la partite finisce con le lacrime di gioia degli azzurri, con i tedeschi sconvolti e Klinsmann che tenta di consolarli.
La cronaca. L'arbitro messicano Archundia fischia il via in uno stadio colorato di giallorossonero. Pochi, troppo pochi i tifosi italiani (5mila circa). I veleni della vigilia si sentono. I fischi dei tifosi tedeschi alla fine del nostro inno pure. L'Italia, però, non si lascia intimidire e parte bene. Al 16' Totti pesca libero Perrotta, il centrocampista si allunga la palla e Lehmann può respingere e bloccare in due tempi. Al 30' è ancora brivido azzurro: Grosso scende sulla sinistra e mette al centro per Toni che gira a rete. Provvidenziale il salvataggio di Metzelder. La Germania si spaventa ma al 34' pareggia le occasioni da rete: Pirlo perde palla a metà campo, Klose allarga a destra per Schneider, destro appena dentro l'area, alto sulla traversa.
L'Italia gioca bene, manovra meglio mentre i tedeschi creano azioni pericolose quando giocano in velocità. A centrocampo bene Pirlo, mentre Totti, partito bene, mostra qualche lentezza di troppo. In difesa, come al solito, su tutti uno straordinario Cannavaro.
Durante l'intervallo Lippi non cambia la squadra. Dopo 5 minuti Klose entra in area, salta Cannavaro e Gattuso e solo l'uscita di Buffon sventa la minaccia. Ed è ancora il portiere azzurro a salvare la porta della nazionale sventanto una girata in area di Podolski. Il ritmo si fa più blando. Lippi se ne accorge e lo urla dalla panchina. Al 29' scocca l'ora di Gilardino che sostituisce Toni.
Al 36esimo l'arbitro Archundia assegna un calcio di punizione alla Germania: palla centrale al limite dell'aria. Occasione che però Ballack spedisce altissimo. Nella Germania Odonkor prende il posto di Schneider. Il tempo di riprendere il gioco e Totti serve Perrotta in area: Lehmann esce a valanga e respinge di pugno.
I 90 minuti finiscono in parità. Si va ai supplementari con Iaquinta al posto di Camoranesi. Lippi rischia, rinforza l'attacco e i risultati si vedono subito.
Si parte e in un minuto l'Italia prende un palo con Gilardino e una traversa con Zambrotta. La Germania sbanda paurosamente. Lippi fa uscire Perrotta e mette dentro Del Piero. La stanchezza si fa sentire. I tedeschi, poi, hanno nelle gambe la mezz'ora dei supplementari contro l'Argentina. Ma proprio allo scadere del primo tempo supplementare Podolski divora l'occasione per segnare: cross di Odonkor, testa dell'attaccante tedesco e palla a lato. Klissmann si dispera.
Il secondo supplementare si apre con un doppio brivido per gli azzurri. Prima una mischia in area tedesca che Del Piero non riesce a concretizzare, poi, sul ribaltamento di fronte, l'ennesima grande parata di Buffon su tiro di Podolski. La partita resta in equilibrio perfetto. Poi, al 13', la magia di Grosso che gira di interno dalla destra, supera il portiere e spalanca le porte della finale agli azzurri. E un minuto dopo il raddoppio di Del Piero con un destro a rientrare dopo un gran lavoro di Gilardino. Lehmann non ci può arrivare e l'Italia vola verso la sesta finale della sua storia. Evitati, con merito, i rigori.

La gioia di Lippi, che riceve i complimenti di Napolitano e Prodi.
"Sarebbe stato ingiusto perdere ai rigori: abbiamo dominato"
"Ho chiuso con quattro attaccanti ed ero sicuro del gol di Del Piero"
dall'inviato di Repubblica VALERIO GUALERZI

DORTMUND - Tra trentasei anni gli domanderanno ancora di questa partita, così come alla vigilia della sfida di Dortmund a Gigi Riva è stato chiesto decine di volte di rievocare il magico 4-3 del 1970 in Messico, ma Marcello Lippi si presenta nella sala stampa del Westfalenstadion come se avesse appena fatto la cosa più normale del mondo. Certo, è emozionato e felice. Certo, ammette che una gara così emozionante non se l'immaginava, e non risparmia aggettivi come "fantastico", "eccezionale" e "stupendo". Racconta anche dei complimenti arrivati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Consiglio Romano Prodi ("caro ct, ammiro la sua passione"), ma per il resto il 2-0 rifilato ai tedeschi ha rispettato esattamente il copione. Almeno secondo l'allenatore azzurro.
"Intanto tra trentasei anni speriamo di esserci ancora - scherza Lippi - Quando immaginavo questa partita non l'immaginavo con queste emozioni, siamo andati molto vicini a quelle di Messico '70, ma sul piano tecnico e tattico è andata proprio come pensavo". Il ct spiega quindi quelle che a suo avviso sono state le due chiavi che hanno deciso la sfida. "Qualcunoi di voi - osserva - in questi giorni ha scritto che la partita andava vinta conquistando il possesso palla a centrocampo, aveva ragione. L'importante è stato ottenere la superiorità numerica in mezzo. Sapevo che abbassando la posizione di Totti, Klinsmann non avrebbe mai fatto salire un centrale difensivo a marcarlo e infatti ha dovuto sacrificare un centrocampista, dandoci un vantaggio che ci ha concesso di controllare la partita. Ma in realtà non aveva scelta, perché se optava per un difensore avrebbe lasciato un solo uomo contro Toni".
"Rischiare di perdere nel terno al lotto dei rigori sarebbe stato ingiusto - prosegue Lippi - non abbiamo costruito tante palle gol, a parte i due pali nei supplementari, ma abbiamo avuto un netto predominio territoriale".
Se la prima mossa per fare sua la finale Lippi l'aveva studiata alla vigilia, quella per piazzare i due gol del ko l'ha maturata invece guardando la gara dalla panchina nei tempi supplementari. "Alla fine il centrocampo era saltato, contavano solo attacco e difesa, si faceva un'azione da una parta e una dall'altra - ricostruisce il ct - In questi casi a decidere è la qualità: chi ne ha di più vince. Per questo ho giocato i supplementari con quattro attaccanti, perché hanno qualità e comunque sarebbero stati importanti in caso di rigori. Quando ho mandato in campo Del Piero ho detto alla panchina: 'Ora fa il gol della vittoria', ho sbagliato, ma non di molto. Certe cose io le capisco e avevo capito da come Ale guardava i compagni riscaldarsi prima dell'inizio quanto ci teneva a giocare questa sfida, certo lui è un'arma in più, ma questa squadra di armi in più ne ha tante".
Ora l'Italia va a Berlino e domani notte saprà con chi si giocherà la Coppa del mondo, ma Lippi invita tutti a mantenere la calma. "Chi viene viene - dice - sarebbe sciocco parlare di preferenze per Francia o Portogallo. Abbiamo fatto qualcosa di fantastico vincendo una semifinale contro una squadra gasata che giocava in casa, con il tifo di 60 mila persone a favore, ma non è ancora finita: adesso bisogna cercare di completare l'opera".
(5 luglio 2006)

La moglie ed i figli di Fabio Cannavaro... una delle immagini più belle di questo mondiale.

Benedetti undici metri
di GIANNI MURA

L'Italia è per la quarta volta campione del mondo. Meglio ha fatto solo il Brasile. Al quarto titolo la squadra è arrivata con molta fatica, ai rigori. Nessuno degli azzurri (Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso nell'ordine) ha sbagliato. Trezeguet, il secondo dei suoi a tirare dal dischetto, ha centrato la parte bassa della traversa. Alla fine, sono stati i centimetri, non la freschezza a fare la differenza. E, ancora di più, la differenza l'ha fatta un colpo di testa di Zidane. Fino a quel momento, il migliore in campo. Aveva segnato su un rigore per me molto dubbio, se non inesistente, ma l'ho rivisto alla moviola. Alla velocità normale, l'entrata di Materazzi su Malouda poteva sembrare fallosa. Il francese si è tuffato, l'arbitro ha abboccato. Erano passati solo 6 minuti e già si era visto che la Francia era più in palla del previsto, l'Italia meno. Faccio atto di contrizione per avere sbagliato il pronostico, altro che 3-1 nei tempi supplementari.
Se, dopo uno scambio di opinioni con Materazzi, Zidane non gli avesse rifilato una craniata al petto, forse faremmo altri discorsi. Ma il calcio è questo, e Zidane non è nuovo a certi raptus, basti ricordare il Mondiale del '98.L'espulsione del capitano francese è arrivata dopo 5 minuti del secondo tempo supplementare. La Francia aveva già dovuto sostituire Vieira (11' st), noie muscolari, con Diarra. Senza fare miracoli, ma con geometrie più precise e soprattutto arrivando in anticipo su ogni pallone, la Francia stava letteralmente cuocendo l'Italia a fuoco lento. Per fortuna degli azzurri, il pareggio non s'era fatto aspettare: 13' dopo il rigore, la solita incornata micidiale di Materazzi su angolo battuto da Pirlo. In questo momento l'Italia dà il meglio che ha, un altro colpo di testa, questa volta di Toni, colpisce la traversa. Poi è un progressivo arretrare, scomparire, tenere l'anima con i denti, sotto l'incalzare del gioco francese.
Dopo tante amarezze ai calci di rigore (Mondiali del '90, del '94, del '98) l'Italia può sorridere. La Francia complessivamente ha giocato meglio, e forse aveva ragione Platini: un trauma nascosto l'Italia ce l'aveva, Rotterdam 2000, la finale europea persa al golden-gol, quando per il gioco espresso strameritava di vincerla. Questa volta è successo il contrario, e siccome sono passati sei anni agli azzurri sono spettati gli interessi: non più un Europeo, ma un Mondiale.
A un certo punto, ho pensato a un blocco psicologico, che aveva riportato gli azzurri al tempo delle prestazioni peggiori. Parte del merito ovviamente va dato anche alla Francia: ha giocato senza timori, anche con una certa supponenza (vedi il cucchiaio di Zidane sul rigore), ma ha occupato meglio il campo, stando larga e impedendo per un'ora buona ai nostri terzini di avanzare. Ribery ha creato pochissimi problemi a Grosso, che era e resta una delle vere rivelazioni di questo torneo. Più fastidioso sulla sinistra dell'attacco francese Malouda. Zambrotta, già ammonito dopo 5' per un fallo in attacco su Vieira, ha giocato col freno a mano tirato, per paura della seconda ammonizione, e il francese gli è andato via spesso e volentieri. Un altro che esce ingigantito da questo Mondiale è Materazzi. Mi avessero mai raccontato che avrei visto un Mondiale con due gol di Materazzi, e lui determinante, non ci avrei creduto. Però è così. Se rimaniamo solo alla finale, eccolo protagonista: suo il rigore-non rigore su Malouda, suo il pareggio, è sempre lui che porta all'espulsione di Zidane ed è ancora lui che trasforma con molta freddezza il calcio di rigore.
L'Italia ha patito la Francia in quanto squadra più compatta e corta, è stata lunga e abbastanza sbrindellata da subito. Ed il motivo era soprattutto uno: non funzionava Totti, dopo dieci minuti era già uno straccio bagnato. Latitando lui, saltavano i collegamenti con Toni, che doveva vedersela da solo contro tutta la difesa francese. Nessuno aiutava l'attacco perché tutti, almeno quelli che correvano, davano una mano alla difesa. Gattuso si è sdoppiato, Pirlo ha cercato di tenere le redini di un gioco che non poteva amministrare come le altre volte, perché pochissimi compagni si muovevano senza palla. Camoranesi ha giocato meglio del solito, pur senza strafare, Perrotta un po' meno.
L'importanza della partita decisamente ha condizionato i nostri, l'uscita dal campo di Zidane li ha forse sbloccati mentalmente. Al momento dei rigori, erano più freddi. Buffon conclude il Mondiale senza avere preso un gol su azione. Questo testimonia della bontà della difesa, decisamente il reparto più forte per tutto l'arco del mondiale, anche se ieri è stata messa a dura prova dagli attacchi francesi. Soprattutto da Henry, che si è scatenato all'inizio del secondo tempo. Sono stati dieci minuti di terrore autentico. Con la palla che viaggiava come in flipper nell'area davanti a Buffon. Lì ci è andata bene. Specialmente all'8', quando un rigore su Malouda (calcetto di Zambrotta) c'era davvero, ma l'arbitro non se l'è sentita di fischiarne un altro.
Mentre invece è stato molto deciso ad andare a chiedere informazioni al guardalinee, che gli ha confermato il fallo di Zidane su Materazzi. Immediato il cartellino rosso. Zidane ha cercato di spiegarsi, molto pacatamente. Resta da capire che cosa si sono detti, prima della testata.
Finita la sfuriata di Henry, Lippi ha invertito la posizione di Camoranesi e Perrotta, ma soprattutto l'Italia è migliorata con l'ingresso di forze fresche: De Rossi (il più fresco di tutti, visto che è stato fermo quattro partite) per Perrotta, Iacquinta per Totti. Il peggior Totti di tutto il Mondiale, una cosa incredibile. Sembrava capitato in mezzo al campo per caso. Non so cosa gli sia successo, certamente con lui l'Italia ha giocato in dieci. L'Italia è leggermente cresciuta, non ha protestato nemmeno quando Elizondo ha annullato un gol di testa di Toni per un fuorigioco che secondo me non c'era, ed è andata ai supplementari. Anche lì, il giorno di riposo in più non si è visto, anzi è stato bravo Buffon a deviare un colpo di testa di Zidane. Che ci teneva, evidentemente, a fare il bis della finale col Brasile, quando segnò due gol.
Alla fine del primo tempo supplementare Domenech aveva provato a ripetere le mosse di Lippi con la Germania. Tolto Ribery, immesso Trezeguet, che fin qui aveva giocato pochissimo. Forse il ct se lo sentiva, o aveva letto negli astri, che proprio dal piede di Trezeguet sarebbe partito il rigore sbagliato. Però la mossa era chiara, cercare di vincere la partita contro un'Italia sempre più stanca, ripiegata all'indietro, in attesa solo dei calci di rigore. Sembravano la sua condanna, sono stati l'inizio della felicità.

CAMPIONI !!! CAMPIONI !!! CAMPIONI !!! CAMPIONI !!! - Cannavaro alza la Coppa del Mondo 2006 !!!

Il commissario tecnico confessa: "Hanno sofferto ma ora possono dire di essere i migliori difensori del mondo.
Devo ringraziare tutti i ragazzi"
"Lippi felice, dedica vittoria alla famiglia. Primo pensiero a Buffon e Cannavaro"
Ho tolto Totti perché era stanco dopo la Germania, ho visto che soffriva"
dall'inviato di Repubblica.it VALERIO GUALERZI

BERLINO - E' stato per Fabio Cannavaro e Pierluigi Buffon il primo pensiero di Marcello Lippi mentre Fabio Grosso regalava all'Italia la Coppa del mondo. E' ai due juventini che il ct della Nazionale sentiva il destino dovesse restituire qualcosa mentre entrava in porta il rigore della vittoria, ma la dedica è partita immediata: "E' per la mia famiglia".
"Quando Fabio ha preso la rincorsa - racconta il ct nella sua prima conferenza stampa da campione del mondo - ho pensato che questo Mondiale, come fa a volte la vita in generale, avrebbe regalato a due persone che in questi tempi hanno sofferto la gioia di essere i migliori difensori del mondo, e sto parlando di Cannavaro e Buffon. In realtà proprio per questo ero convinto che Gigi ne avrebbe parato più di uno, non è andata così, ma è stato lui a determinare l'errore di Trezeguet".
"Io devo dire grazie e dare un abbraccio a tutti i ragazzi, anche a quelli che hanno giocato solo venti minuti, ma faccio questi due nomi in particolare per un motivo, e voi sapete qual è questo movito", aggiunge Lippi, schermendosi però quando dalla sala stampa gli si fa notare che anche lui ha vissuto una situazione simile: "Prossima domanda per favore", taglia corto. Poi, parlando di ringraziamenti, sottolinea l'importanza dell'entuasiasmo con cui gli italiani hanno seguito la Nazionale. "La gente - spiega - ora è nelle piazze per ringraziare noi, ma io devo ringraziare loro perché attraverso la stampa e i racconti dei nostri famigliari abbiamo sempre percepito che c'era grande entusiasmo e partecipazione, e questo ci ha riempito di orgoglio e di gioia".
L'Italia non ha una tradizione felice quando si tratta di decidere una partita ai rigori, ma questa volta Lippi sentiva di avere la partita in pugno. "A Roma - racconta ancora l'allenatore degli azzurri - quando vincemmo la Champions League ai rigori contro l'Ajax, mi girai e vidi che volevano andare tutti a tirare. Infatti non ne sbagliammo neppure uno. A Manchester, quando perdemmo con il Milan, mi voltai e feci fatica a trovare qualcuno diposto ad andare sul dischetto. Questa volta è stato come a Roma, volevano tirare tutti. I rigoristi li avevo scelti da tempo, ma la sequenza no, ho aspettato la fine".
"Per decidere - spiega il ct - ho dovuto fare un po' di trattative perché c'era chi voleva calciare per terzo o per quarto. Non è vero che nel vincere ai rigori c'è casualità. I ragazzi avevano la faccia di chi desidera calciarli e infatti li abbiamo segnati tutti, battendo con una precisione e una lucidità che hanno legittimato la nostra vittoria".
Lippi sottolinea questo aspetto dopo aver ammesso le difficoltà incontrate durante la partita. "E' stata una gara particolare - sottolinea il ct - pronti, via, e loro hanno segnato su un rigore che non ho avuto modo di rivedere, quindi non vi so dire se c'era o meno. Noi siamo stati bravi ad avere una splendida reazione con il gol di Materazzi e la traversa di Toni. Poi nel secondo tempo siamo calati e abbiamo sofferto. E' per questo che ho tolto Totti. Lui non è ancora al massimo della condizione e ha pagato i 120 minuti disputati con la Germania, non gli riuscivano le sue giocate. A determinare il calo è stato anche il fatto che gli infortuni ci hanno obbligato a giocare dietro sempre con gli stessi uomini".
Decisiva nel corso della finale è stata l'espulsione di Zidane. "Riguardando la televisione - osserva Lippi - vi accorgerete che non è stato Materazzi a segnalare il fallo, ma sono stati il quarto e il quinto arbitro ad attirare l'attenazione di Elizondo. Che è andata così domani se ne renderà conto anche il pubblico francese che stasera ci ha fischiato".
"Quello che è successo a Zidane - prosegue - mi dispiace molto, io sono un suo grande estimatore e dispiace che debba aver finito così, se davvero ha finito, perché prima che iniziasse la partita anch'io gli ho detto di ripensarci". Durante i concitati momenti dell'espulsione, c'è stata anche qualche scintilla con il ct francese Domenech. "A volte con la tensione della partita si fanno dei gesti poco simpatici - osserva Lippi - e lui ha mimato un operatore con la macchina da presa a indicare che Materazzi aveva recitato, invece non è andata così".
L'ultima domanda a Lippi è sullo schizofrenico momento del calcio italiano, processato in tribunale e vincitore nel mondo. Ma per ora al ct azzurro interessa solo la seconda parte. "Da domani un duro ritorno alla realtà aspetta il calcio italiano? Non direi proprio - risponde il ct - domani torniamo alla realtà del calcio che è campione del mondo e sarà dura per gli altri starci dietro".
(10 luglio 2006)

ITALIA CAMPIONE !!! ITALIA CAMPIONE !!! ITALIA CAMPIONE !!! ITALIA CAMPIONE !!!




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