
Allo scadere dei supplementari due lampi di Grosso e Del Piero. Finisce 2-0. In
precedenza due pali colpiti da Gilardino e Zambrotta
Una grande Italia conquista la finale. Germania ko dopo
120' di sofferenza
E anche questa volta il confronto entra nella storia del
calcio. Buffon ancora una volta decisivo, ma stavolta ha vinto Lippi
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| La gioia di Grosso e Zambrotta |
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DORTMUND - L'Italia è
in finale. Gli azzurri battono la Germania 2-0 dopo i tempi supplementari e conquistano
l'accesso al capitolo conclusivo del Mondiale 2006 che si giocherà domenica sera a
Berlino. La Germania, padrona di casa, viene eliminata dal gruppo Lippi al termine di una
partita tiratissima ed emozionante. La svolta al 12esimo del secondo tempo supplementare
con la rete di Grosso e con il raddoppio di Del Piero un minuto dopo. E la partite finisce
con le lacrime di gioia degli azzurri, con i tedeschi sconvolti e Klinsmann che tenta di
consolarli.
La cronaca. L'arbitro messicano Archundia fischia il via in uno stadio colorato di
giallorossonero. Pochi, troppo pochi i tifosi italiani (5mila circa). I veleni della
vigilia si sentono. I fischi dei tifosi tedeschi alla fine del nostro inno pure. L'Italia,
però, non si lascia intimidire e parte bene. Al 16' Totti pesca libero Perrotta, il
centrocampista si allunga la palla e Lehmann può respingere e bloccare in due tempi. Al
30' è ancora brivido azzurro: Grosso scende sulla sinistra e mette al centro per Toni che
gira a rete. Provvidenziale il salvataggio di Metzelder. La Germania si spaventa ma al 34'
pareggia le occasioni da rete: Pirlo perde palla a metà campo, Klose allarga a destra per
Schneider, destro appena dentro l'area, alto sulla traversa.
L'Italia gioca bene, manovra meglio mentre i tedeschi creano azioni pericolose quando
giocano in velocità. A centrocampo bene Pirlo, mentre Totti, partito bene, mostra qualche
lentezza di troppo. In difesa, come al solito, su tutti uno straordinario Cannavaro.
Durante l'intervallo Lippi non cambia la squadra. Dopo 5 minuti Klose entra in area, salta
Cannavaro e Gattuso e solo l'uscita di Buffon sventa la minaccia. Ed è ancora il portiere
azzurro a salvare la porta della nazionale sventanto una girata in area di Podolski. Il
ritmo si fa più blando. Lippi se ne accorge e lo urla dalla panchina. Al 29' scocca l'ora
di Gilardino che sostituisce Toni.
Al 36esimo l'arbitro Archundia assegna un calcio di punizione alla Germania: palla
centrale al limite dell'aria. Occasione che però Ballack spedisce altissimo. Nella
Germania Odonkor prende il posto di Schneider. Il tempo di riprendere il gioco e Totti
serve Perrotta in area: Lehmann esce a valanga e respinge di pugno.
I 90 minuti finiscono in parità. Si va ai supplementari con Iaquinta al posto di
Camoranesi. Lippi rischia, rinforza l'attacco e i risultati si vedono subito.
Si parte e in un minuto l'Italia prende un palo con Gilardino e una traversa con
Zambrotta. La Germania sbanda paurosamente. Lippi fa uscire Perrotta e mette dentro Del
Piero. La stanchezza si fa sentire. I tedeschi, poi, hanno nelle gambe la mezz'ora dei
supplementari contro l'Argentina. Ma proprio allo scadere del primo tempo supplementare
Podolski divora l'occasione per segnare: cross di Odonkor, testa dell'attaccante tedesco e
palla a lato. Klissmann si dispera.
Il secondo supplementare si apre con un doppio brivido per gli azzurri. Prima una mischia
in area tedesca che Del Piero non riesce a concretizzare, poi, sul ribaltamento di fronte,
l'ennesima grande parata di Buffon su tiro di Podolski. La partita resta in equilibrio
perfetto. Poi, al 13', la magia di Grosso che gira di interno dalla destra, supera il
portiere e spalanca le porte della finale agli azzurri. E un minuto dopo il raddoppio di
Del Piero con un destro a rientrare dopo un gran lavoro di Gilardino. Lehmann non ci può
arrivare e l'Italia vola verso la sesta finale della sua storia. Evitati, con merito, i
rigori.

La
gioia di Lippi, che riceve i complimenti di Napolitano e Prodi.
"Sarebbe stato ingiusto perdere ai rigori: abbiamo dominato"
"Ho chiuso con quattro
attaccanti ed ero sicuro del gol di Del Piero"
dall'inviato di Repubblica VALERIO GUALERZI
DORTMUND - Tra trentasei anni gli domanderanno ancora
di questa partita, così come alla vigilia della sfida di Dortmund a Gigi Riva è stato
chiesto decine di volte di rievocare il magico 4-3 del 1970 in Messico, ma Marcello Lippi
si presenta nella sala stampa del Westfalenstadion come se avesse appena fatto la cosa
più normale del mondo. Certo, è emozionato e felice. Certo, ammette che una gara così
emozionante non se l'immaginava, e non risparmia aggettivi come "fantastico",
"eccezionale" e "stupendo". Racconta anche dei complimenti arrivati
dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Consiglio Romano
Prodi ("caro ct, ammiro la sua passione"), ma per il resto il 2-0 rifilato ai
tedeschi ha rispettato esattamente il copione. Almeno secondo l'allenatore azzurro.
"Intanto tra trentasei anni speriamo di esserci ancora - scherza Lippi - Quando
immaginavo questa partita non l'immaginavo con queste emozioni, siamo andati molto vicini
a quelle di Messico '70, ma sul piano tecnico e tattico è andata proprio come
pensavo". Il ct spiega quindi quelle che a suo avviso sono state le due chiavi che
hanno deciso la sfida. "Qualcunoi di voi - osserva - in questi giorni ha scritto che
la partita andava vinta conquistando il possesso palla a centrocampo, aveva ragione.
L'importante è stato ottenere la superiorità numerica in mezzo. Sapevo che abbassando la
posizione di Totti, Klinsmann non avrebbe mai fatto salire un centrale difensivo a
marcarlo e infatti ha dovuto sacrificare un centrocampista, dandoci un vantaggio che ci ha
concesso di controllare la partita. Ma in realtà non aveva scelta, perché se optava per
un difensore avrebbe lasciato un solo uomo contro Toni".
"Rischiare di perdere nel terno al lotto dei rigori sarebbe stato ingiusto - prosegue
Lippi - non abbiamo costruito tante palle gol, a parte i due pali nei supplementari, ma
abbiamo avuto un netto predominio territoriale".
Se la prima mossa per fare sua la finale Lippi l'aveva studiata alla vigilia, quella per
piazzare i due gol del ko l'ha maturata invece guardando la gara dalla panchina nei tempi
supplementari. "Alla fine il centrocampo era saltato, contavano solo attacco e
difesa, si faceva un'azione da una parta e una dall'altra - ricostruisce il ct - In questi
casi a decidere è la qualità: chi ne ha di più vince. Per questo ho giocato i
supplementari con quattro attaccanti, perché hanno qualità e comunque sarebbero stati
importanti in caso di rigori. Quando ho mandato in campo Del Piero ho detto alla panchina:
'Ora fa il gol della vittoria', ho sbagliato, ma non di molto. Certe cose io le capisco e
avevo capito da come Ale guardava i compagni riscaldarsi prima dell'inizio quanto ci
teneva a giocare questa sfida, certo lui è un'arma in più, ma questa squadra di armi in
più ne ha tante".
Ora l'Italia va a Berlino e domani notte saprà con chi si giocherà la Coppa del mondo,
ma Lippi invita tutti a mantenere la calma. "Chi viene viene - dice - sarebbe sciocco
parlare di preferenze per Francia o Portogallo. Abbiamo fatto qualcosa di fantastico
vincendo una semifinale contro una squadra gasata che giocava in casa, con il tifo di 60
mila persone a favore, ma non è ancora finita: adesso bisogna cercare di completare
l'opera".
(5 luglio 2006)


Benedetti undici metri
di GIANNI MURA
L'Italia è per la quarta volta campione del mondo. Meglio ha
fatto solo il Brasile. Al quarto titolo la squadra è arrivata con molta fatica, ai
rigori. Nessuno degli azzurri (Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso nell'ordine)
ha sbagliato. Trezeguet, il secondo dei suoi a tirare dal dischetto, ha centrato la parte
bassa della traversa. Alla fine, sono stati i centimetri, non la freschezza a fare la
differenza. E, ancora di più, la differenza l'ha fatta un colpo di testa di Zidane. Fino
a quel momento, il migliore in campo. Aveva segnato su un rigore per me molto dubbio, se
non inesistente, ma l'ho rivisto alla moviola. Alla velocità normale, l'entrata di
Materazzi su Malouda poteva sembrare fallosa. Il francese si è tuffato, l'arbitro ha
abboccato. Erano passati solo 6 minuti e già si era visto che la Francia era più in
palla del previsto, l'Italia meno. Faccio atto di contrizione per avere sbagliato il
pronostico, altro che 3-1 nei tempi supplementari.
Se, dopo uno scambio di opinioni con Materazzi, Zidane non gli avesse rifilato una
craniata al petto, forse faremmo altri discorsi. Ma il calcio è questo, e Zidane non è
nuovo a certi raptus, basti ricordare il Mondiale del '98.L'espulsione del capitano
francese è arrivata dopo 5 minuti del secondo tempo supplementare. La Francia aveva già
dovuto sostituire Vieira (11' st), noie muscolari, con Diarra. Senza fare miracoli, ma con
geometrie più precise e soprattutto arrivando in anticipo su ogni pallone, la Francia
stava letteralmente cuocendo l'Italia a fuoco lento. Per fortuna degli azzurri, il
pareggio non s'era fatto aspettare: 13' dopo il rigore, la solita incornata micidiale di
Materazzi su angolo battuto da Pirlo. In questo momento l'Italia dà il meglio che ha, un
altro colpo di testa, questa volta di Toni, colpisce la traversa. Poi è un progressivo
arretrare, scomparire, tenere l'anima con i denti, sotto l'incalzare del gioco francese.
Dopo tante amarezze ai calci di rigore (Mondiali del '90, del '94, del '98) l'Italia può
sorridere. La Francia complessivamente ha giocato meglio, e forse aveva ragione Platini:
un trauma nascosto l'Italia ce l'aveva, Rotterdam 2000, la finale europea persa al
golden-gol, quando per il gioco espresso strameritava di vincerla. Questa volta è
successo il contrario, e siccome sono passati sei anni agli azzurri sono spettati gli
interessi: non più un Europeo, ma un Mondiale.
A un certo punto, ho pensato a un blocco psicologico, che aveva riportato gli azzurri al
tempo delle prestazioni peggiori. Parte del merito ovviamente va dato anche alla Francia:
ha giocato senza timori, anche con una certa supponenza (vedi il cucchiaio di Zidane sul
rigore), ma ha occupato meglio il campo, stando larga e impedendo per un'ora buona ai
nostri terzini di avanzare. Ribery ha creato pochissimi problemi a Grosso, che era e resta
una delle vere rivelazioni di questo torneo. Più fastidioso sulla sinistra dell'attacco
francese Malouda. Zambrotta, già ammonito dopo 5' per un fallo in attacco su Vieira, ha
giocato col freno a mano tirato, per paura della seconda ammonizione, e il francese gli è
andato via spesso e volentieri. Un altro che esce ingigantito da questo Mondiale è
Materazzi. Mi avessero mai raccontato che avrei visto un Mondiale con due gol di
Materazzi, e lui determinante, non ci avrei creduto. Però è così. Se rimaniamo solo
alla finale, eccolo protagonista: suo il rigore-non rigore su Malouda, suo il pareggio, è
sempre lui che porta all'espulsione di Zidane ed è ancora lui che trasforma con molta
freddezza il calcio di rigore.
L'Italia ha patito la Francia in quanto squadra più compatta e corta, è stata lunga e
abbastanza sbrindellata da subito. Ed il motivo era soprattutto uno: non funzionava Totti,
dopo dieci minuti era già uno straccio bagnato. Latitando lui, saltavano i collegamenti
con Toni, che doveva vedersela da solo contro tutta la difesa francese. Nessuno aiutava
l'attacco perché tutti, almeno quelli che correvano, davano una mano alla difesa. Gattuso
si è sdoppiato, Pirlo ha cercato di tenere le redini di un gioco che non poteva
amministrare come le altre volte, perché pochissimi compagni si muovevano senza palla.
Camoranesi ha giocato meglio del solito, pur senza strafare, Perrotta un po' meno.
L'importanza della partita decisamente ha condizionato i nostri, l'uscita dal campo di
Zidane li ha forse sbloccati mentalmente. Al momento dei rigori, erano più freddi. Buffon
conclude il Mondiale senza avere preso un gol su azione. Questo testimonia della bontà
della difesa, decisamente il reparto più forte per tutto l'arco del mondiale, anche se
ieri è stata messa a dura prova dagli attacchi francesi. Soprattutto da Henry, che si è
scatenato all'inizio del secondo tempo. Sono stati dieci minuti di terrore autentico. Con
la palla che viaggiava come in flipper nell'area davanti a Buffon. Lì ci è andata bene.
Specialmente all'8', quando un rigore su Malouda (calcetto di Zambrotta) c'era davvero, ma
l'arbitro non se l'è sentita di fischiarne un altro.
Mentre invece è stato molto deciso ad andare a chiedere informazioni al guardalinee, che
gli ha confermato il fallo di Zidane su Materazzi. Immediato il cartellino rosso. Zidane
ha cercato di spiegarsi, molto pacatamente. Resta da capire che cosa si sono detti, prima
della testata.
Finita la sfuriata di Henry, Lippi ha invertito la posizione di Camoranesi e Perrotta, ma
soprattutto l'Italia è migliorata con l'ingresso di forze fresche: De Rossi (il più
fresco di tutti, visto che è stato fermo quattro partite) per Perrotta, Iacquinta per
Totti. Il peggior Totti di tutto il Mondiale, una cosa incredibile. Sembrava capitato in
mezzo al campo per caso. Non so cosa gli sia successo, certamente con lui l'Italia ha
giocato in dieci. L'Italia è leggermente cresciuta, non ha protestato nemmeno quando
Elizondo ha annullato un gol di testa di Toni per un fuorigioco che secondo me non c'era,
ed è andata ai supplementari. Anche lì, il giorno di riposo in più non si è visto,
anzi è stato bravo Buffon a deviare un colpo di testa di Zidane. Che ci teneva,
evidentemente, a fare il bis della finale col Brasile, quando segnò due gol.
Alla fine del primo tempo supplementare Domenech aveva provato a ripetere le mosse di
Lippi con la Germania. Tolto Ribery, immesso Trezeguet, che fin qui aveva giocato
pochissimo. Forse il ct se lo sentiva, o aveva letto negli astri, che proprio dal piede di
Trezeguet sarebbe partito il rigore sbagliato. Però la mossa era chiara, cercare di
vincere la partita contro un'Italia sempre più stanca, ripiegata all'indietro, in attesa
solo dei calci di rigore. Sembravano la sua condanna, sono stati l'inizio della felicità.

Il commissario tecnico confessa: "Hanno sofferto
ma ora possono dire di essere i migliori difensori del mondo.
Devo ringraziare tutti i ragazzi"
"Lippi felice, dedica vittoria alla famiglia. Primo pensiero a Buffon e
Cannavaro"
Ho tolto Totti perché era stanco dopo la Germania, ho visto che soffriva"
dall'inviato di Repubblica.it VALERIO GUALERZI
BERLINO - E' stato per Fabio Cannavaro e
Pierluigi Buffon il primo pensiero di Marcello Lippi mentre Fabio Grosso regalava
all'Italia la Coppa del mondo. E' ai due juventini che il ct della Nazionale sentiva il
destino dovesse restituire qualcosa mentre entrava in porta il rigore della vittoria, ma
la dedica è partita immediata: "E' per la mia famiglia".
"Quando Fabio ha preso la rincorsa - racconta il ct nella sua prima conferenza stampa
da campione del mondo - ho pensato che questo Mondiale, come fa a volte la vita in
generale, avrebbe regalato a due persone che in questi tempi hanno sofferto la gioia di
essere i migliori difensori del mondo, e sto parlando di Cannavaro e Buffon. In realtà
proprio per questo ero convinto che Gigi ne avrebbe parato più di uno, non è andata
così, ma è stato lui a determinare l'errore di Trezeguet".
"Io devo dire grazie e dare un abbraccio a tutti i ragazzi, anche a quelli che hanno
giocato solo venti minuti, ma faccio questi due nomi in particolare per un motivo, e voi
sapete qual è questo movito", aggiunge Lippi, schermendosi però quando dalla sala
stampa gli si fa notare che anche lui ha vissuto una situazione simile: "Prossima
domanda per favore", taglia corto. Poi, parlando di ringraziamenti, sottolinea
l'importanza dell'entuasiasmo con cui gli italiani hanno seguito la Nazionale. "La
gente - spiega - ora è nelle piazze per ringraziare noi, ma io devo ringraziare loro
perché attraverso la stampa e i racconti dei nostri famigliari abbiamo sempre percepito
che c'era grande entusiasmo e partecipazione, e questo ci ha riempito di orgoglio e di
gioia".
L'Italia non ha una tradizione felice quando si tratta di decidere una partita ai rigori,
ma questa volta Lippi sentiva di avere la partita in pugno. "A Roma - racconta ancora
l'allenatore degli azzurri - quando vincemmo la Champions League ai rigori contro l'Ajax,
mi girai e vidi che volevano andare tutti a tirare. Infatti non ne sbagliammo neppure uno.
A Manchester, quando perdemmo con il Milan, mi voltai e feci fatica a trovare qualcuno
diposto ad andare sul dischetto. Questa volta è stato come a Roma, volevano tirare tutti.
I rigoristi li avevo scelti da tempo, ma la sequenza no, ho aspettato la fine".
"Per decidere - spiega il ct - ho dovuto fare un po' di trattative perché c'era chi
voleva calciare per terzo o per quarto. Non è vero che nel vincere ai rigori c'è
casualità. I ragazzi avevano la faccia di chi desidera calciarli e infatti li abbiamo
segnati tutti, battendo con una precisione e una lucidità che hanno legittimato la nostra
vittoria".
Lippi sottolinea questo aspetto dopo aver ammesso le difficoltà incontrate durante la
partita. "E' stata una gara particolare - sottolinea il ct - pronti, via, e loro
hanno segnato su un rigore che non ho avuto modo di rivedere, quindi non vi so dire se
c'era o meno. Noi siamo stati bravi ad avere una splendida reazione con il gol di
Materazzi e la traversa di Toni. Poi nel secondo tempo siamo calati e abbiamo sofferto. E'
per questo che ho tolto Totti. Lui non è ancora al massimo della condizione e ha pagato i
120 minuti disputati con la Germania, non gli riuscivano le sue giocate. A determinare il
calo è stato anche il fatto che gli infortuni ci hanno obbligato a giocare dietro sempre
con gli stessi uomini".
Decisiva nel corso della finale è stata l'espulsione di Zidane. "Riguardando la
televisione - osserva Lippi - vi accorgerete che non è stato Materazzi a segnalare il
fallo, ma sono stati il quarto e il quinto arbitro ad attirare l'attenazione di Elizondo.
Che è andata così domani se ne renderà conto anche il pubblico francese che stasera ci
ha fischiato".
"Quello che è successo a Zidane - prosegue - mi dispiace molto, io sono un suo
grande estimatore e dispiace che debba aver finito così, se davvero ha finito, perché
prima che iniziasse la partita anch'io gli ho detto di ripensarci". Durante i
concitati momenti dell'espulsione, c'è stata anche qualche scintilla con il ct francese
Domenech. "A volte con la tensione della partita si fanno dei gesti poco simpatici -
osserva Lippi - e lui ha mimato un operatore con la macchina da presa a indicare che
Materazzi aveva recitato, invece non è andata così".
L'ultima domanda a Lippi è sullo schizofrenico momento del calcio italiano, processato in
tribunale e vincitore nel mondo. Ma per ora al ct azzurro interessa solo la seconda parte.
"Da domani un duro ritorno alla realtà aspetta il calcio italiano? Non direi proprio
- risponde il ct - domani torniamo alla realtà del calcio che è campione del mondo e
sarà dura per gli altri starci dietro".
(10 luglio 2006)

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